Voci della Grande Guerra

Soldati e prigionieri italiani nella grande guerra Frase: #20

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Autore
Professione Autore
EditoreBollati Boringhieri
LuogoTorino
Data2000
Genere TestualeLettere
BibliotecaBiblioteca di Area Umanistica dell'Università di Siena
N Pagine Tot528
N Pagine Pref
N Pagine Txt528
Parti Gold401-520
Digitalizzato OrigNo
Rilevanza3/3
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Contenuto

Questi uomini che ritornano dai lavori non sono più uomini, ma fantasmi.

Sono laceri, senza calzature (i tedeschi l’anno scorso toglievano ai nostri prigionieri le scarpe sostituendole con zoccoli di legno).

Sono molto deperiti; molti ritorneranno in patria con la salute sciupata per sempre.

Che il Governo s’interessi dei prigionieri di guerra italiani, che affretti il rimpatrio, perché l’inverno in Germania è molto rigido ed i nostri uomini sfiniti dalle fatiche e dalla fame cronica non hanno più nessuna resistenza di fronte al freddo, privi come sono di abiti e di scarpe.

Ora i prigionieri hanno abbandonato il lavoro e sono stati concentrati al campo; le baracche sono insufficienti, sono tutte affollate e molti dormono di notte su poca paglia con coperte insufficienti.

Siamo appena usciti da una grave epidemia di influenza, e già gli uomini tornano ad ammalarsi.

Angine, bronchiti, polmoniti sono all’ordine del giorno, ed in questi ultimi tempi sia per il freddo, sia per le pessime condizioni igieniche lo stato sanitario dei prigionieri italiani si è aggravato.