Voci della Grande Guerra

Soldati e prigionieri italiani nella grande guerra Frase: #7

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Autore
Professione Autore
EditoreBollati Boringhieri
LuogoTorino
Data2000
Genere TestualeLettere
BibliotecaBiblioteca di Area Umanistica dell'Università di Siena
N Pagine Tot528
N Pagine Pref
N Pagine Txt528
Parti Gold401-520
Digitalizzato OrigNo
Rilevanza3/3
Copyright

Contenuto

Caro Arturo nella tua cartolina che mi scrissi ti lamentava un po del mio ritardo scritto, ma credemi che non lasciavo scorrere neanche un giorno senza darvi mie nuove, mi sacrificavo ma in qualche modo vi scrivevo sempre — caro fratello ora voglio spiegarti la vita passata in questo mese:

il lavoro lavevo giorno e notte, si cominciava alle due dopo mezzogiorno a preparare il rangio, alle quattro si partiva coi muli: mi tocava andar anchio in trincea a distribuirlo si ritornava fra mezzanotte, dopo facevamo il cafè e per le due partiva l’altro mio compagno e andava anche lui in trincea, facevamo una volta peruno andare, ti dico la verità che un lavoro così non lo mai fatto in vita mai — di più trovandosi sempre in mezzo al pericolo, e in mezzo a tanti morti;

il motivo che siamo stati comandati andar noi a distribuire il rancio è che il nostro reparto subito i primi giorni a avuto molte perdite e il nostro comandante a ordinato che i conducente facciano servizio di corve e i cocinieri andare in trincea a stribuire il rangio.

Caro fratello domani andiamo al riposo un paese vicino a Monticello, dove sono già stato due mese, li si stà benissimo, il lavoro e moderato e di più che si è lontano dal pericolo, vuol dire che questa volta lo passata cosi spero di passarla sempre cosi anche per l’avenire.

Caro Arturo, quando ero a casa avevo paura veder dei morti, qui invece bisogna camminare sopra, avevo paura caminare di notte, qui si viaggia quasi sempre di notte e si cerca l’impossibile e di andare tra i campi e i boschi per non farsi vedere dal nemico, e sempre curvi si viaggia, ti dico Arturo che la vita che si passa non si può comprenderla se non la si prova, poi quelli che stanno sempre in trincea è più brutta ancora perché quel poco che dormono son sempre per terra, son dolori passare un mese senza poter riposare una notte e per il vito stanno molto male, o parlato anche coi Austriaci quelli che fanno prigionieri e dicono che anche loro stanno malissimo sul vivere e sono molto stanchi anche loro di questa vita di macello, lo dicono anche loro che questa guerra non è per acquistare teritori e terreni e solo una guerra di macello, tanto per distrurre delle persone.

Caro fratello quando mi scrivi dimmi se ce stato dei morti, tanto quelli caduti sul campo di battaglia come quelli che son morti in Comune — è circa dieci mesi che mi trovo sotto le armi e non avete mai scritto niente — io son contento saperlo, poi spiegami qualche cosa di Francesco, che e molto tempo che non mi scrive, quello è lunico compagno affezionato che ò quindi desidero sapere sue notizie.

Arturo fui contento ricevere un tuo scritto di più leggendo quella parola che fai delle Mortificazioni per me affinché Iddio mi conceda la grazia che abbisogna.