Voci della Grande Guerra

Tutta la guerra: antologia del popolo italiano sul fronte e nel paese Frase: #42

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AutorePrezzolini, Giuseppe
Professione AutoreScrittore, giornalista
EditoreR. Bemporad
LuogoFirenze
Data1918
Genere TestualeMemorie
BibliotecaBiblioteca Comunale di Trento
N Pagine TotXV, 398
N Pagine Pref15
N Pagine Txt398
Parti Gold2-405
Digitalizzato OrigNo
Rilevanza2/3
Copyright

Contenuto

se mi fa la cortesia di mandarmi cualche bel romansino o pure cualche altro libro mi fa proprio un piacere, perchè cui non ce nulla in cuesto ospedale, non è come cuello della croce rossa di Forlì....».

Il pensiero che la modesta opera mia sia ricordata dai noatri soldati, con desiderio e con rimpianto, mi procura tale conforto che vale a compensarmi di tante amarezze, inevitabili nella vita, anche quando le nostre azioni sono guidate unica mente dal desiderio di far del bene.

L’amico del Trentino non fu il solo veneto al quale mandassi libri, dopo la partenza dall’ospedale di Forlì: giacchè anche i Veneti figurano tra i miei assidui lettori, pur senza quell’ardore, che ebbi occasione di rilevare nei romagnoli.

Gentili e miti in tutte le manifestazioni dei loro sentimenti, si compiacevano di passare qualche ora, sfogliando un libro o un giornale illustrato, ed esprimevano i loro giudizi, dicendo con quella grazia speciale, che caratterizza la loro regione:

«xè beiin - xè belo» oppure «xè beiissimo» — tre sfumature diverse che assumeva il loro eutusiasmo letterario.

Più d’uno di essi mi domandò i «Reali di Francia», libro richiesto anche da altri, e parecchi lessero la «Partita a scacchi» del Giacosa, specialmente dopo che, in un trattenimento dato all’ospedale, la videro rappresentata sulla scena.

Lombardi e piemontesi leggevano pure con discreta assiduità, ma, non essendo in numero molto rilevante, non mi of fersero occasione a speciali considerazioni, anche perchè non ebbi modo d’intrattenermi molto con loro.