Voci della Grande Guerra

Gli internati politici e il ministero Salandra: discorso pronunciato alla Camera dei deputati dall’onorevole Filippo Turati l’11 dicembre 1915 Frase: #26

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AutoreTurati, Filippo
Professione AutorePolitico
EditoreLibreria editrice Avanti
LuogoMilano
Data1917
Genere TestualeDiscorsi
BibliotecaBiblioteca Fondazione Gramsci
N Pagine Tot32
N Pagine Pref
N Pagine Txt32
Parti Gold1-32
Digitalizzato Orig
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Documenti Socialisti intorno alla guerra

VII.

GLI " INTERNATI " POLITICI E IL MINISTERO SALANDRA

DISCORSO pronunciato alla Camera dei Deputati dall’Onorevole Filippo Turati l’11 dicembre 1915

MILANO

Libreria Editrice «AVANTI:»

1916

INTRODUZIONE

Gli " internamenti politici " sono giustificati dal proposito di rendere innocui, isolandoli dal loro centro di attività, quelli che possono danneggiare l’azione militare;

ma in realtà i provvedimenti sono lasciati all’arbitrio delle autorità locali.

Contro tanti arbitrî non fu possibile la protesta perchè alla stampa veniva vietato il parlarne.

Ma la questione — questione di libertà, di dignità, di umanità — venne sollevata alla Camera da Filippo Turati con un discorso che rappresenta uno dei più importanti documenti dell’azione socialista durante la guerra.

Il discorso, che prese le mosse dagli internamenti, si estese poi ad una vibrante e potente requisitoria contro il Gabinetto Salandra e la sua politica interna e che culminò con un’apostrofe che suscitò le più vive discussioni nel mondo parlamentare.

Ma di questo discorso non possiamo dir di meglio che questo: che ora lo stesso Governo è stato costretto a modificare e ad attenuare i procedimenti contro gli internati, dando così in gran parte ragione alle critiche contenute nel discorso di Filippo Turati.

Gli " internati " politici e il Ministero Salandra

PRESIDENTE.

Segue l’ordine del giorno dell’on. Turati, al quale ha ceduto la sua volta l’on. Beltrami:

I.

La Camera:

ritenuto che nessuna disposizione conosciuta, avente valore di legge, autorizza il Governo, o chiunque per esso, a infliggere a cittadini italiani in Italia l’esilio locale, il confino o il domicilio obbligatorio, all’infuori dei casi e senza le guarentigie tassativamente determinati dalle leggi penali e di pubblica sicurezza;

che perciò i cosidetti «internamenti», nelle loro molteplici forme, in danno di cittadini del Regno, incarnano i reati previsti dagli articoli 145 e seguenti del vigente codice penale;

invita il Governo a rientrare nel dominio della legge.

II.

La Camera:

ritenuto essere, oltreché illegittima, supremamente incivile ogni persecuzione alle persone, da parte dell’autorità, che non sia preceduta ed accompagnata dalle guarentigie essenziali della contestazione di un’accusa concreta e di un procedimento suscettivo di controlli e ricorsi legali;

invita il Governo a ordinare la sollecita revisione delle procedure segrete, per le quali cittadini del Regno furono allontanati dalle loro residenze e costretti a residenze diverse, notificando ai medesimi i fondamenti di fatto del provvedimento e assicurando loro la possibilità di una sufficiente difesa.

III.

La Camera invita infine il Governo a provvedere perché, ai cittadini espulsi dalla zona di guerra, quando potesse e dovesse mantenersene la espulsione, sia fatta libera la scelta di altre sedi nel restante territorio del Regno, e particolarmente in quelle località dove essi stimino più facile trovare lavoro equamente rimunerato in conformità dei loro precedenti professionali e delle loro attitudini; e perché, nel frattempo, venga estesa a tutti la concessione di un sussidio in misura uniforme, tale da consentire agli stessi di sopperire alle normali esigenze della sussistenza propria e delle rispettive famiglie.

TURATI.

PRESIDENTE.

Quest’ordine del giorno essendo appoggiato, l’on. Turati ha facoltà di svolgerlo.

Il Ministero e la Patria.

La competizione per i portafogli.

TURATI.

Onorevoli colleghi;

il mio triplice ordine del giorno vi faceva temere — non dico vi prometteva — un discorso, per la necessità stessa della materia, largamente analitico e documentato.

Ma io riconosco alla Camera il diritto, in certe ore, quando sta per venire al voto, di essere profondamente seccata.

Quella umana e spiegabile poltroneria, che nel gergo parlamentare si qualifica con l’eufemismo «le condizioni della Camera», mi consiglia perciò a convertire il mio discorso in uno scorcio, in una sintesi, in un sommario di se stesso....

lo vorrei tuttavia persuadere il collega on. Cavagnari, la cui voce di sirena ci ha testè sinceramente commossi (si ride), che nel Dizionario politico vi è forse qualche differenza tra «la Patria» e un determinato Ministero; e che, in dati momenti, la libera espressione di un dissenso può essere condizione necessaria per il raggiungimento di quella concordia sincera, reale, non fittizia ed ipocrita, che, nell’ora grave che traversiamo, è da tutti invocata e desiderata.

È appunto per questo che, se avessi potuto svolgere con ampiezza la trama del mio discorso, che verte sulla politica interna, e più propriamente sulla politica di polizia del presente Gabinetto, avrei dimostrato, documentando ogni mia affermazione, che l’attuale Ministero, anziché rappresentare e promuovere la concordia nel Paese, è un vero e proprio «Ministero di sedizione», la cui azione genera ed aggrava la discordia tra i cittadini e importa una diminuzione del valore morale dell’Italia nella lotta in cui è impegnata.

In queste mie parole, per altro, non vi è nè la speranza nè l’augurio di un mutamento di uomini o di un «allargamento», come suol dirsi, delle basi del Gabinetto.

Avverto questo, perchè taluni giornali hanno data una siffatta interpretazione alle mie parole di giorni fa, quando dichiarai che io davo bensì voto di opposizione perchè ero contrario all’intervento, che il Governo aveva voluto, nella conflagrazione europea, ma che, se poi io fossi stato favorevole a cotesto intervento, avrei votato non una ma dieci volte contro questo Gabinetto.

L’on. Turati — si è detto — auspica dunque un Ministero un po’diverso, o forse qualche nuovo «Ministero senza portafoglio»....

Ebbene, no, on. Colleghi:

Tutto questo non ci riguarda.

lo capirei il desiderio di un mutamento di uomini, o di un allargamento del Ministero, quando gli uomini, che dovessero subentrare od aggiungersi agli attuali governanti, avessero espresso un loro qualsiasi pensiero sulla politica interna, sulla politica diplomatica, sui fini e sul domani della guerra, ecc.

Ma, poichè questi uomini — che non siamo noi, poichè noi restiamo sempre «fuori concorso» — poichè questi uomini, che si ritengono degli oppositori, dei terribili cospiratori — l’ho appreso dal Giornale d’Italia — non hanno espresso le loro idee su alcuno di questi problemi politici così vitali, e non sappiamo perciò su quali punti della politica estera od interna essi abbiano idee diverse da quelle che ha, o non ha, il Ministero in carica; quale maggiore affidamento il loro avvento ci darebbe per un meno disastroso o per un più fortunato andamento delle cose nostre nella tragica situazione di quest’ora storica:

E allora il cambiamento o l’allargamento del Ministero non avrebbe altro risultato che quello di tacitare dei chiacchiericci o di disarmare delle opposizioni di corridoio o di loggiato, e i cosidetti «Ministeri senza portafoglio» sarebbero più che mai dei.... portafogli senza Ministero.

Orbene, non è così, non è a questo fine che noi siamo oppositori.

No: noi socialisti, se siamo traditori della Patria, lo siamo per conto nostro e non per conto di altri partiti o di altre fazioni:

Le improvvise promesse del Presidente del Consiglio per gli Internati.

Onorevoli Colleghi, io dovevo parlarvi degli «internamenti» come di uno dei fenomeni caratteristici della tendenza, peggio, dell’azione reazionaria dell’attuale Governo, la quale ha per effetto di indebolire, come dissi, la forza morale del Paese.

Ma l’on. Salandra, con una mossa di sorpresa, che, se usata nella discussione di una causa avanti i Tribunali — si supponga la presentazione all’udienza, per impressionare i giudici, di un documento nuovo, non mai accennato nelle ambagi dell’istruttoria o del procedimento formale — l’«avvocato» Salandra sarebbe il primo a giudicare meno che corretta; l’on. Salandra ci ha fatto intendere testè — rispondendo agli on. Ciriani e Roj, ed anche a me che non avevo ancora parlato — che cotesta questione degli «internamenti» avrebbe perduto oggimai gran parte della sua importanza, dacchè proprio ora il Governo ha pensato di modificare il relativo regime, invitando il Comando Supremo, che proprio stamane aderì, a cambiare tattica in questa sua.... guerra all’interno.

Mi consenta l’on. Presidente del Consiglio di osservargli che — poichè da ben sei mesi dura questa sua politica interna — non sarebbe stato male che queste nuove intenzioni fossero state manifestate un po’prima, in modo da poterne saggiare la portata e la serietà con qualche maggior precisione, alla prova della loro applicazione concreta.

Tanto più che, nel frastuono della Camera, neppure è stato possibile, almeno a me, intendere e fermare con esattezza il senso di quelle sue inattese dichiarazioni....

SALANDRA, Presidente del Consiglio, Ministro dell’Interno.

Ella le troverà domani nel verbale della seduta.

TURATI.

Perfettamente:

ma domani io non avrò più alcun diritto di replicare.

(Ilarità — Commenti).

Ad ogni modo io posso e debbo compiacermi che la convocazione del Parlamento operi di questi miracoli.

Da sei mesi protestiamo contro metodi di persecuzione politica indegni di ogni paese non dico civile, ma semplicemente non barbaro, e solo oggi — perchè solo oggi le nostre proteste poterono prendere forma di mozione parlamentare — solo oggi il Governo mostra di avvedersi che, ai fini della conclamata concordia nazionale, della «sacra unione» per la guerra, è assolutamente necessario mutare il suo sistema e adottare tutt' altri criterî da quelli usati finora.

Sarà bene che i nemici del Parlamento, dell’una o dell’altra sponda — anarchici di su e anarchici di giù — prendano atto di questa lezione.

Ma, poichè sei mesi di azione pesano un po’più, nel giudizio dell’opera ministeriale, che non la inattesa dichiarazione di un Ministro, sia pure il Presidente del Consiglio, nell’imminenza di un voto politico; io mi permetto di rimanere alquanto scettico circa la serietà delle promesse ch’egli ci ha fatte e — per buon volere ch’io ci metta — non mi riesce di sferrarmi dalla tenaglia di questo dilemma:

o l’on. Salandra ha promesso sul serio un mutamento radicale di sistema in questa materia:

oppure non si tratta che di una più o meno felice trovata parlamentare per spezzarci in mano un’arme di offesa in questa fugace vigilia delle imminenti vacanze parlamentari;

e confesso che non so quale dei due corni del dilemma mi lasci.... meno tranquillo.

Perchè, se Voi, on. Salandra, avete veramente riconosciuto che il vostro sistema era iniquo, e allora io mi domando:

come mai in sei mesi non ve ne balenò mai il sospetto:

Come mai tanti e così insistenti reclami non vi hanno mai fatto comprendere che stavate sul terreno della illegalità, della inumanità, dell’offesa ai più elementari diritti civici, che nessuna guerra può mai sopprimere:

Come mai tante grida di dolore e di sdegno, che la vostra Censura soffocava bensì, ma che a Voi non potevano essere ignote, non vi toccarono il cuore se non in prospettiva del voto della Camera:

Ovvero — ecco l’altro dubbio ch’io non debbo tacere — Voi avete fatto oggi un semplice giuoco di abilità polemica parlamentare....

Voi avreste infatti distinto fra Comuni appartenenti alla zona di operazione vera e propria, Comuni o Provincie che si trovano nelle retrovie, e Comuni della zona esterna alle retrovie, e aggiungeste — se ho bene inteso — che saranno senz’altro revocati soltanto gli «internamenti» fatti da quelle Provincie che appartengono a quest’ultima zona.

Se così è, la geografia starebbe a dimostrarci che la vostra promessa si risolve in una semplice lustra.

Io ho qui una statistica approssimativa di alcune centinaia di «internamenti» politici, dei quali io e l’amico Morgari abbiamo dovuto occuparci;

e da essa mi risulta che, tranne una dozzina o poco più di persone, che sarebbero state allontanate dalle Provincie di Como, Pisa, Modena, Milano, Genova, Lecce, Messina, che suppongo siano tra quelle cui alluse l’onovevole Salandra quando parlò di zona esterna, quasi tutti gli altri internati — e cioè le centinaia e le migliaia — appartengono a Provincie che sono appunto al confine della guerra, siano poi zona di operazione o siano retrovie, e cioè Udine, Venezia, Vicenza, Verona, Belluno, Brescia e Sondrio.

Io non sono forte in distinzioni di geografia militare;

ma, se la mia interpretazione è giusta, e il provvedimento da Voi annunziato si deve quindi limitare alle Provincie di Bologna, di Rovigo e a poche altre nelle stesse condizioni, certo esso non avrebbe alcun significato o valore.

L’on. Salandra ha però soggiunto che si concederà «con una certa larghezza», il ritorno anche di altri internati, appartenenti a Provincie più vicine alla zona di operazione, e cioè di internati dalle cosidette retrovie, quando non esista contro di essi ragione precisa e specifica di sospetto o di pericolo.

Ma anche questa dichiarazione poco mi tranquilla, perchè essa avrebbe qualche valore se gli individui di cui ci occupiamo fossero stati, o almeno una parte di essi, internati per un motivo determinato, e allora si potrebbero sceverare i sospetti precisi dai sospetti imprecisi o a dirittura inesistenti.

Senonchè tutti cotesti internati lo furono, per quanto io so e per quel che essi stessi poterono saperne, con la semplice formula dell’«ordine superiore».

A nessuno fu contestata un’accusa, nessuno fu sottoposto a un interrogatorio, nessun principio di prova, nessun documento o testimonianza confessabile fu raccolto contro di loro.

E allora, quale base può aversi per la revisione di un provvedimento, così squisitamente irrito e nullo per radicale difetto di motivazione:

Come riparare agli errori o agli abusi, quando — come del resto riconosceva testè l’on. Salandra — «non si tratta di un giudizio che ammetta la possibilità di una revisione», ma di un semplice atto di polizia militare — come egli lo ha definito — di un arbitrio sistematico, che sfugge ad ogni esame giuridico:

Le vostre confessioni rendono dunque inane la vostra distinzione, on. Salandra:

La guerra nella politica interna.

La verità, riassunta in breve, è che la guerra ha magnificamente servito di pretesto al Governo, alle Autorità locali, ai funzionarî, ai partiti dominanti in questa o in quella regione, pel compimento di sopraffazioni partigiane, per lo sfogo di privati rancori, per l’esercizio anche di vendette personali.

(Commenti — Proteste).

Se la Camera mi soffoca fra le grida, io posso benissimo cedere alla violenza e tacermi:

ma ricordo di aver detto poco fa che posseggo, di quanto affermo, una documentazione formidabile (Oh: Oh: — Commenti);

documentazione, che solo per una deferenza doverosa verso l’impazienza della Camera rinunziai a esporre oggi qui, ma che, se occorresse, sono pronto a rendere pubblica anche fuori di qui.

Voci.

C’è la Censura:

TURATI.

Lo so che verrebbe sequestrata;

ma allora non si potrebbe più sospettarmi di avere asserito senza possedere le prove.

Mentre dunque tanto si parlava di concordia necessaria, si faceva opera di sopraffazione e di dissensione.

Ciascuno di noi sa specialmente quel che accadde nella propria regione.

Milanese, io dirò di Milano.

Ebbene, a Milano, dove la maggioranza del popolo vota, a torto o a ragione, per il Partito socialista, dove c’è un’Amministrazione socialista che lo stesso on. Salandra encomiò per la sua opera di concordia, di assistenza e di pacificazione; a Milano, il Partito socialista, sostegno e controllo dell’Amministrazione che da esso promana, non può tenere adunanze di nessun genere.

Qualunque adunanza, anche di cento persone, annunziata sui giornali, è vietata dalla polizia.

Ivi si arrivò al grottesco di vietare una riunione di agenti postelegrafici, che si dovevano occupare di problemi di classe in connessione al problema dei servizi, che vanno molto male, on. Riccio come vanno male i servizi ferroviari, on. Ciuffelli.

Tutti sanno che l’Avanti: è boicottato e rapinato in dodici Provincie, complici la Posta e la Ferrovia;

come ciò non bastasse, la cartiera di Toscolano non gli può fornire la carta perchè, per deficienza di vagoni, non le pervengono le materie prime....

CIUFFELLI, Ministro dei Lavori Pubblici.

Devo ritenere che ciò non sia esatto.

TURATI.

Ma ritorno a quei tali postelegrafici.

Essi dovevano discutere di alcuni problemi di classe, tra cui quello delle paghe di una certa categoria in relazione col caroviveri.

Divieto assoluto.

Si fanno pratiche presso il Prefetto, ed egli permette la riunione purchè si parli solo di paghe e non anche di caroviveri.

Si aduna questa brava gente e apprende che, finchè si dorrà che i soldi sono pochi, potrà parlare, ma se si spingerà a giudicare che il prezzo dei fagiuoli sia troppo alto, la discussione dovrà essere troncata.

Quei convenuti sentirono che non c’era dignità ad accettare coartazioni così buffe e rinunziarono alla riunione.

RICCIO, Ministro delle Poste e dei Telegrafi.

Non è così.

La verità è che, essendo 45 in tutto, pensarono che era meglio rinunziare alla riunione.

TURATI.

Ciò dimostrerebbe intanto quanto quell’adunanza fosse pericolosamente rivoluzionaria:

Ma tutto questo è il lato bernesco delle cose, e non amo insistervi, poichè questo non è momento da racconti allegri.

Gli è — questo è il lato serio — che la polizia è diventata, come in tempi ormai dimenticati, padrona degli uomini e delle cose, un potere occulto, incontrollato ed incontrollabile.

Non c’è deputato, non c’è anima viva, che possa neppure conoscere le ragioni per cui si arrestano, si trattengono, si mandano in esilio o a domicilio coatto dei galantuomini.

Cose simili avvengono anche nell’esercito.

Io ho udito, dai vantatori della concordia ad oltranza, che l’Italia dà un bello spettacolo di sè, sopratutto perchè non ci sono più partiti di fronte al nemico, e gli stessi «sovversivi» si battono come gli altri, e meglio degli altri.

Se questo è, ciò può essere bello e nobile.

Diceva bene il ministro Briand alla Camera francese:

c’è una concordia più meritoria di tutte le altre, quella di coloro che non vollero la guerra, che non hanno interesse alla guerra, e che pure si sacrificano in silenzio sull’altare dell’unità.

Ma in pratica che cosa accade:

Io ho interessato pochi giorni fa il Ministro della Guerra ad un caso tipico.

Un soldato della Sanità, Umberto Mincigrucci, un bel giorno viene arrestato, non si sa perchè.

Nessuno riesce ad ottenere spiegazioni.

Quel soldato è trattenuto in arresti per settimane e settimane.

In epoca anteriore alla guerra egli era un dichiarato neutralista.

(Mormorii — Commenti).

Domandiamo spiegazioni alle autorità militari.

Ci rispondono che possono garantire non trattarsi di persecuzione politica; esservi in corso una procedura giudiziaria.

Ne chiediamo al Tribunale penale, al Tribunale militare.

Non la minima traccia di procedimento.

Chi ha ordinato l’arresto:

Impossibile venirne in chiaro:

Debbo aggiungere, per la verità, che, non appena mi rivolsi al Ministro della Guerra, dimostrandogli tutta l’indecenza morale di fatti di questo genere, fu provveduto alla scarcerazione.

Ma quanti casi analoghi vi saranno, che non trovano il deputato che possa riferirne al Ministro, il quale evidentemente ignora che si compiano:

Simili enormità si connettono con l’esistenza della Censura politica.

Esse sono possibili unicamente, perchè non si possono pubblicamente denunziare.

È un vecchio latinetto che la libertà di stampa è la madre e la custode di tutte le altre libertà.

La più parte delle persecuzioni, delle vendette, degli abusi che si compiono, sotto gli auspici del Governo, col pretesto della guerra, della concordia, della patria, non avverrebbero se si potessero pubblicare.

La Censura ha per effetto di autorizzare qualunque infamia, assicurando l’impunità ai suoi autori.

Come il Governo promuove l’«unione sacra».

I fasti della Censura politica.

Io ricordo, on. Salandra, che, nei giorni che seguirono la seduta del 20 maggio, nella quale ebbi l’onore di dichiarare, a nome del Partito socialista, che poichè non ci era riescito di deprecare l’intervento — era nostro fermo proposito — pur mantenendo tutte le ragioni teoriche della nostra opposizione per i giudizî del poi — che non solo da parte dei nostri amici e delle masse che ci ascoltano non dovesse compiersi alcun atto di «sabotaggio» della guerra, ma che i socialisti fossero i primi in tutti i campi, anche al sacrificio;

ricordo che ebbi allora con Lei un cortese colloquio, insieme ai colleghi Merloni e Prampolini, nel quale mi ingegnai di spiegarle come noi — in seguito a quelle dichiarazioni, che erano d’altronde accettate completamente dagli altri organi rappresentativi del nostro Partito — ci proponessimo di dare opera perchè la guerra dell’Italia non avesse nemici, nel momento in cui si combatteva, in alcuna delle nostre schiere; ma come, a questo effetto, fosse indispensabile che il Governo, da parte sua, venisse incontro all’opera nostra, tenesse conto della difficoltà per le masse di modificare da un dì all’altro il loro atteggiamento in rapporto alla mutata situazione.

Come perciò fosse necessario lasciarci la maggiore libertà di discussione e di propaganda, specialmente sulle finalità e sui possibili effetti della guerra e della vittoria.

Perchè, se noi non credevamo in modo assoluto ai pretesi prodigi della guerra di liberazione, potevamo riconoscere che un esito, il quale rintuzzasse certe egemonie militaresche, agevolasse il ricostituirsi delle nazionalità e favorisse il progresso in Europa degli elementi di democrazia, presenterebbe dei vantaggi anche per il proletariato, e a ciò avrebbe efficacemente contribuito l’intervento attivo e consapevole delle masse interessate.

Ma per questo bisognava trattare queste masse, e i partiti che le rappresentano, in modo civile.

Che cosa è invece avvenuto:

Mi ero illuso che l’on. Salandra consentisse con noi in questi così ovvî concetti.

Invece, tosto ritornato a Milano, il primo segno della concordia auspicata fu la soppressione, nella Critica Sociale, del discorso che avevo pronunziato in quest’aula a nome del Gruppo socialista, e di un articolo di politica estera, nel quale, con molta finezza, si cominciava a preparare la mentalità delle masse a intendere l’importanza, per la democrazia avvenire, di una vittoria della Quadruplice.

Alle mie proteste l’on. Salandra rispose che se ne lavava le mani, volendo rispettare la responsabilità dei Prefetti, la quale non si sa che cosa sia, se non sia responsabilità innanzi tutto verso il Ministro degli Interni:

Ma il fatto era chiaro come sintomo.

Poco di poi, quello stesso discorso venne raccolto, insieme a tutti gli altri di quella seduta, in una pubblicazione storica dei Fratelli Treves: «I quaderni della guerra»;

e anche lì fu soppresso dalla Censura.

La famosa seduta storica non doveva andare in pubblico se non falcidiata della sola voce di opposizione che ivi avesse suonato.

L’editore Treves — conservatore di tre cotte — ne rimase, appunto per ciò, fieramente scandolezzato.

Possibile che il Governo, che si vanta secondato dal concorde entusiasmo del Paese, abbia così poca fede nell’opera sua, da ardire di sofisticare persino i documenti della storia::

Ma vane furono le pratiche sia presso il Governo, sia presso il Presidente della Camera, invocanti il pudore del rispetto verso la integrità delle manifestazioni parlamentari.

Fu soppressa.... persino la soppressione.

Il bianco fu giudicato irriverente, e si vietò a quelle otto paginette di restar vuote:

Episodi analoghi, oggi, se ne potrebbe citare a centinaia.

Basta aprire ogni mattina l’Avanti:

La Censura doveva, essenzialmente, scongiurare notizie inventate o pericolose, di indole diplomatica o militare.

A farlo apposta, non una sola volta fu soppressa nell’Avanti: una notizia militare o diplomatica.

Dove è invece lo sviluppo di una idea, l’espressione di una opinione di Partito, una discussione storica, una constatazione geografica o statistica, persino un’amorosa solidarietà verso le famiglie dei morti — ivi la Censura interviene, cassa, devasta:

Orbene, on. Salandra; quale concordia vi potete Voi ripromettere da metodi così fatti:

Possibile che le masse, le quali si sentono interpretate da questi giornali, vedendo ogni giorno il loro pensiero compresso, represso, devastato, abbiano mai da pensare:

«questa è anche la nostra guerra»:

Forse è bene che non lo pensino:

ma certo siete voi che impedite loro di accostarsi a tale conclusione.

Ma al danno della Censura si aggiunse — e questo più mi spiacque — il danno e la vergogna dei vostri sarcasmi.

Quando, infatti, dalle Associazioni della stampa e da una gran parte della pubblica opinione si levarono voci di protesta contro un regime, che trattava l’Italia come un paese di bambini e di scimuniti, incapace di pascersi di verità e di ascoltare la libera parola dei suoi rappresentanti politici, Voi avete fatto circolare delle dichiarazioni e concesso delle interviste, in cui sembrava che ci deste perfettamente ragione.

Avete detto:

«Ma sì:

Avvengono degli errori nell’applicazione.

Si sa, qualche abuso è inevitabile.

Ma anche noi siamo ben lontani dal volere la soppressione idiota «della verità e del pensiero».

Poi si continuava nell’identico sistema.

Il che significa delle due l’una:

o che Voi parlavate in pubblico ad un modo e in privato ad un altro;

oppure che la vostra parola era considerata dai Prefetti come quella di un povero demente, a cui non si può dare alcun credito.

(Commenti).

A Voi la scelta fra queste due spiegazioni:

La applicazione partigiana della Censura culminò nella franchigia assoluta accordata a quei giornali che, ogni giorno — dico ogni giorno — incitavano in termini precisi, ed incitano ancora, all’assassinio, non morale, ma materiale, di parlamentari, di socialisti, di ex-neutralisti (li chiamo così perchè il neutralismo, ad intervento proclamato, non può più essere che l’opinione della vigilia o la riserva pel domani).

Signori, quando ogni giorno si denunciano dati uomini e tutto un partito come traditori della Patria, complici del nemico alle porte, e si vieta a questi uomini e a questo partito ogni ritorsione ed ogni difesa, nulla più facile che trovare qualche pazzerello che pretenda erigersi a vindice della patria traducendo nei fatti la quotidiana suggestione.

I Gaetano Bresci non sorgono soltanto contro i monarchi, ma anche contro i Jaurès e i più modesti di lui....

PETRILLO.

Invoca un attentato:

TURATI.

Se nessun attentato ancora avvenne, non è merito per fermo della vostra Censura, ma del popolo italiano assai migliore di lei.

Con simili precedenti, come prestar fede, oggi, alla vostra promessa relativa agli «internamenti»:

Ho letto ieri la risposta scritta data dall’on. Celesia a due interrogazioni del mio amico Modigliani, il quale si doleva che le deliberazioni di Firenze del Gruppo socialista fossero state soppresse dalla Censura.

Quelle deliberazioni deploravano i troppi Arbitrî, sollecitavano — nel più corretto linguaggio parlamentare — un’opera più attiva di assistenza, di legislazione e così via.

L’on Celesia dichiara a nome del Governo che furono soppresse, e ben soppresse, perchè se ne temeva «una ripercussione sull’ordine pub blico»:

Qui non è il Censore che parla, è il Ministero dell’Interno per organo del suo rappresentante più visibile e più accessibile, dacchè l’on. Salandra, per ruggioni che rispetto, si racchiude nella sua torre d’avorio.

Orbene, come volete vi si creda quando protestate che non eravate voi i suscitatori della campagna contro il Parlamento e che la disapprovate, mentre voi stessi ci dite che della parola parlamentare temete una ripercussione nell’ordine pubblico:

Viceversa, la parola della piazza, il tumulto della piazza dei giorni di maggio, quelli non avevano «ripercussione nell’ordine pubblico», secondo il criterio vostro:

(Approvazioni all’Estrema Sinistra).

Come credere a una resipiscenza che, mentre avrebbe del prodigioso.

conterrebbe pur sempre la vostra condanna:

Espulsioni ed internamenti.

— D’onde muovono.

A che servono.

— Come si fanno.

Ma torno agli «internamenti».

Tralasciamo pure tutti quelli che riguardano — secondo Voi dite - necessità puramente tattiche o di assistenza.

Tali dovrebbero essere gli internamenti in Sardegna dei pretesi od autentici austriaci.

Anche «pretesi», perchè in Italia, paese di emigranti, vi è una quantità di lavoratori nati in Austria, e che figurano austriaci di fronte allo stato civile (perchè ai poveri non è facile pagare le tasse occorrenti a mettere in regola la forma colla realtà in tema di cittadinanza), ma che sono italianissimi di animo, di interessi, di vita, e non hanno più coll’Austria altro rapporto che quello di figurare disertori dal suo esercito.

Anche costoro si mandano in Sardegna, per rappresaglia politica — si dice — contro quel Governo....

che li farebbe fucilare inagari, se potesse ghermirli:

Ma parliamo degli italiani veri e propri, cominciando dagli «irredenti», on. Barzilai:

Il primo sapore di quella libertà che l’Italia si vanta di voler portare a Trento e a Trieste, molti di costoro l’hanno gustato con l’«internamento» in Sardegna.

(Commenti — Rumori).

Domandatene notizia all’on.

Barzilai, che di parecchi si è dovuto occupare personalmente.

In tutte le regioni ora occupate e redente dai nostri, avvenne che i nazionali, o nazionalisti che siano, laddove erano stali battuti nelle elezioni dai pariti più vicini al popolo — socialisti e cattolici — trovarono che la guerra è una stupenda occasione per modificare i risultati elettorali.

E ricorsero agli «internamenti».

Basti ricordare quel prof. Inwinkl, ben conosciuto, fra l’altro, dall’on. Orlando, ministro di Grazia e Giustizia, al quale fu presentato da noi, quando venne, con salvacondotto e commendatizie del nostro Comando Supremo, a raccomandare la causa delle Cassemalattia, da lui dirette, di Cervignano e Monfalcone, che la guerra aveva costretto a chiudere gli sportelli.

BARZILAI, ministro senza portafoglio.

Non difenda troppo quel professore:

Egli è stato compagno di quel Pittoni, che oggi eleva a Trieste la bandiera austriaca.

(Vivissimi applausi — Rumori all’Estrema Sinistra).

TURATI.

Questo applauso significa, senza volerlo, la sconfessione del Ministero;

il quale ha riconosciuto, in un documento pubblicato negli Atti Parlamentari, che le ragioni di sospetto supposte contro di lui erano totalmente infondate.

SALANDRA, Presidente del Consiglio, ministro dell’Interno.

On.

Turati, lo legga quel documento.

TURATI.

Eccolo:

«Per disposizione dell’Autorità militare fu allontanato dalla zona di guerra e rinviato a Firenze d’onde, a causa dei sospetti che su lui gravavano, fu internato in Sardegna.

In seguito però a nuove informazioni assunte è già stata disposta la revoca del provvedimento....».

SALANDRA.

Continui, on. Turati.

Abbia la corlesia di legger tutto.

TURATI.

«.

...

ed egli potrà fissare la sua residenza sul continente, escluse le città di Roma e Firenze e la zona di operazione».

(Ah: Ah:

— Commenti vivaci a Destra e al Centro — Rumori all’Estrema Sinistra — Interruzione dei deputati Treves, Modigliani e Prampolini).

CAROTI.

Quando il Governo emette sentenze di tal genere si condanna da sè stesso:

(Rumori).

Se non avele altri moccoli, potete andar a letto al buio.

(Ilarità — Rumori).

TURATI.

Certo era impossibile rimandare l’Inwinkl a Cervignano e a Monfalcone, poichè avrebbe trovato le sue Casse occupate da un avvocato Ara, nazionalista, che, conforme al sistema, aveva profittato della guerra per deporre il suo uovo di cuculo nel nido edificato dall’altrui sudore.

MODIGLIANI.

È stato commesso un sabotaggio nazionalista:...

Ecco la verità.

I nostri patriotti hanno smesso di pagare le quote anche per le Casse di assicurazione.

(Rumori).

TURATI.

Lasciamo questo terreno, davvero troppo scottante.

E ritorniamo in Italia, dentro il vecchio confine.

Nel Veronese, nel Vicentino, nell’Udinese, a Venezia — e qui sono testimoni che sanno cose e persone — quasi tutto il movimento cooperativo, quello dell’organizzazione operaia e quello dell’emigrazione erano in mano di nostri compagni, ciò che dava noia e suscitava gli appetiti di altri partiti e di altri classi.

La guerra è servita a questo, che i Segretari di Uffici di emigrazione, gli organizzatori della difesa operaia e i propagandisti della cooperazione vennero bravamente sfrattati.

GORTANI.

Non è vero.

TURATI.

L’interruttore meriterebbe, per espiazione, che io mandassi a ritirare dal mio tavolino, nella sala di scrittura al primo piano, un fascio di documenti e gli sciorinassi nomi, cognomi e località.

In Comuni dove erano minoranze socialiste nei Consigli, quei consiglieri furono espulsi ed internati...

(Commenti).

Anche in Collegi rappresentati da membri del Governo.

A Campagna Lupia, in quel di Venezia, ad esempio — v’è qui chi me ne può far fede — erano tre soli consiglieri comunali socialisti: furono internati.

Fu dimesso, e poi internato, il Sindaco socialista di Treppo Carnico, col pretesto che egli nutrisse «sentimenti poco benevoli verso l’esercito».

Ho qui il decreto.

Con motivazioni così generiche e sprovviste di ogni principio di prova concreta, chi è di noi che potrebbe salvarsi:

A Firenze passarono e dimorano ancora centinaia di persone colpite a questa guisa.

L’on.

ministro Carcano deve essersi occupato di quel cav. Mezzera, ex- Sindaco di quel noto covo di anarchici che è la patria del Grossi, Bellano, internato anch’esso, perchè:

Prima della dichiarazione di guerra, sarebbe stato neutralista.

Impossibile saper altro.

Per lui, come per tutti, nessuna contestazione di accusa.

Ebbene, io mi sento profondamente umiliato, prima che come socialista, come italiano.

Nè in Austria, nè in Russia si è mai agito così.

(Rumori — Proteste).

Anche per l’invio amministrativo in Siberia, si dànno delle motivazioni.

Ho potuto intuire che, in genere, il motivo più frequente degli internamenti — non confessato, s’intende — consiste nell’aver offeso gli interessi dei bottegai, fondando Cooperative e combattendo il caroviveri:

(Commenti — Rumori).

Segue chi ebbe un dissidio col brigadiere locale dei carabinieri e chi riescì comunque molesto alle camarille imperanti.

So di patrioti ben conosciuti, internati perchè rei di possedere (come rivelarono le indiserezioni dei funzionari) «un temperamento un po’vivace».

Onorevole Salandra; i «temperamenti vivaci», saranno ammessi al rimpatrio:

Io le scrissi, on.

Salandra, il 15 settembre, una lettera, che non ebbe fino ad oggi l’onore di una risposta da lei.

La informavo di parecchi casi molto sintomatici.

Mi serei guardato bene dal rubarle un altimo del suo tempo prezioso per dei pettegolezzi o delle bazzecole.

A Gardone Val Trompia, per esempio, c’era un Municipio — l’unico in tutto il Bresciano — operaio-socialista, quindi, prima della guer ra, antiinterventista.

Ma, il giorno stesso della dichiarazione di guerra, l’Amministrazione si mette alla testa dei Comitati di preparazione e di assistenza, pubblica un manifesto patriottico, il Sindaco in Consiglio pronuncia un discorso che plaude all’esercito e fa voti per la vittoria.

Il dì appresso il Sindaco, qualche assessore, il vicesegretario del Comune, gli operai più in vista, sono arrestati, perquisiti, tradotti alle carceri di Brescia come briganti, trattenuti una settimana: poi — non essendo risultato nulla a loro carico — tradotti a Firenze, e di lì, al solito, internati, il Sindaco in Sardegna, gli altri chi all’Isola d’Elba, chi in altri luoghi ugualmente leggiadri.

Eppure, la più elementare tattica, non dico politica, ma poliziesca, avrebbe consigliato di tener da conto quell’Amministrazione come un eccellente elemento di conciliazione, come fa lon.

Salandra per l’Amministrazione socialista di Milano, che compie in questo momento anche un magnifico servizio di pubblica sicurezza:

Non basta.

Dopo lunghe pratiche ero riescito a far ritornare parecchi di quegli internati, quasi tutti operai delle fabbriche d’armi, nell’Alta Italia, a Torino e a Milano, dove si potevano occupare nell’arte loro.

Ed ecco il Prefetto di Milano, che me li arresta di nuovo, per rimandarli ai loro prischi domicilii coatti.

Ho dovuto minacciare uno scandalo per sventare l’odiosa misura.

Ed erano li per decreto del Direttore generale della P.S. Mirabile accordo fra l’Autorità centrale e i vicerè delle provincie:

Governo che abdica.

— Fuori della zona di guerra.

Come sono trattati gli Internati politici.

Survolo.

Ma vi è un punto che non debbo tacere.

Si dice: è la guerra; è l’autorità militare; il Governo, in zoua di guerra, perde i suoi diritti.

In verità io non so concepire un Governo che abdichi così;

tanto più quando la zona di guerra è una mera finzione, come a Brescia, a Bologna.

Perocchè vi è un fronte esterno, ma molti fronti interni....

Comunque, Milano, ad esempio, non è zona di guerra.

Si tentò, è vero, per ragioni molto patriottiche che si possono intuire, di proclamarla anche li, ma l’Amministrazione socialista intervenne e sventò il pericolo....

SALANDRA, Presidente del Consiglio, ministro dell’Interno.

Non c’è stata mai questa intenzione nel Governo.

TURATI.

Non so se l’intenzione fu del Governo, ma l’Amministrazione comunale dovette intervenire per impedire quel danno.

Ora, a Milano, che dunque non dipende dall’autorità militare, forse che non avvennero fatti consimili:

E di tal natura da far pensare, a un dato momento, che, se qualcuno aveva un concorrente in commercio di cui volesse disfarsi, o appetiva di coabitare con donna altrui e desiderava allontanare il marito, non aveva che da scrivere una lettera al Questore accusando il rivale di nutrire sentimenti poco benevoli verso la guerra, e l’affare era fatto.

Un uttimo operato, con moglie e figliuoli, trentino di origine, milanese da lunghi anni, certo Francesco Bini, un bel giorno fu arrestato e spedito a Nuoro con cotesta procedura sommaria.

E fu gran ventura che non lo mandassero, come l’Inwinkl, a Siliqua, o in altri borghi di pastori e di malaria.

Si prescelgono, mi fu detto, questi piccoli centri selvatici, per due motivi:

primo, perchè vi si vive con poco e il Governo, se sussidia, fa economia.

Poi perchè — si dice — come sorvegliare un coatto nei grandi centri, con quella miseria di agenti che abbiamo:

Il Bini dunque fu internato a Nuoro, per una lettera al Questore che sparlava di lui.

La lettera, si intende, non gli fu neppure contestata, nè fu assunta alcuna informazione o testimonianza.

Dopo varii mesi, tempestando presso il Direttore generale della P. S., mi riesci di farlo ritornare.

Ma quanti altri, pari a lui, rimangono sacrificati:

Non parliamo del trattamento.

Già non c’è regole fisse.

Alcuni godono una certa libertà.

Altri son costretti a presentarsi periodicamente alla Pubblica Sicurezza, come dei veri precettati.

Sussidii, da 2 lire a 60 centesimi, coi quali dovrebbero sfamarsi e sfamare la famiglia lontana.

Talvolta, nulla:

A Volterra vige quest’uso.

Il delegato li minaccia: o trovate lavoro, o in prigione.

Di regola, un internato ricco può muoversi;

l’internato povero è un vero coalto.

Lavoro non ne trova, anche perchè circondato dal sospetto di essere austriaco o spia.

Si pretende di polerli trattare così, perchè non hanno -si dice — mezzi di sussistenza.

Ma chi glie li ha tolti, se non voi:

Al loro paese erano operai che guadagnavano pane e companatico per sè e pei loro.

— E per concedere loro di mutar residenza, si pretende che provino di avere un lavoro assicurato là dove vorrebbero esser trasferiti:

Come se da lontano, e con quella aureola, una simile pretesa non fosse una irrisione.

Qualcuno tuttavia, per aiuti speciali, aveva trovato questo pane.

Pensò allora la Polizia a intervenire presso l’industriale e a farglielo perdere:

Per il ritorno alla legge.

Contro il Ministero della sedizione.

Ma vengo alla conclusione.

E chiedo al professore Salandra, prima ancora che al Ministro:

in base a quale legge o decreto avete voi proceduto a questi provvedimenti senza precedenti:

Ho consultato tutta la legislazione e ho trovato che l’esilio locale era nel vecchio Codice penale, non è più nel vigente;

il confino si infligge dal Tribunale, dopo un processo, per determinati reati;

il domicilio obbligatorio, anch’esso, esige certe recidive specifiche in persone sospette, e il giudizio di una Commissione provinciale, contro cui vi è ricorso alla Commissione centrale.

Ho letto tutte le leggi emanale per la guerra, da quella dei pieni poteri, all’altra su lo spionaggio; il decreto 23 maggio 1915, portante provvedimenti eccezionali, severissimi, di P. S.; il Codice penale per l’esercito; i Bandi ch’esso autorizza; il Regolamento militare sul servizio in guerra.

In nessun luogo esiste una sola parola — e si poteva dubitarne:

— che autorizzi chicchessia, in qualunque circostanza, a mandare un galantuomo a domicilio coatto, senza accusa, senza prove a suo carico, senza difesa possibile.

Questa ignominia non fu mai neppure pensata.

Tutti invece conosciamo gli articoli 145 e seguenti del Codice penale, i quali comminano la reclusione ai funzionarii che privano della libertà, senza le volute garanzie e condizioni, un cittadino, e condannano i capi delle case di pena, i quali accolgano e trattengano in carcere individui senza un ordine leggittimo dell’autorità competente.

Ora, tutti i fatti che ho accennati si risolvono appunto nei reati contemplati dagli articoli 145 e seguenti del Codice penale.

A chi si devono applicare:

I funzionarii si scusano dicendo: «ordine superiore»:

Ma donde viene quest’ordine:

Dall’autorità militare:

Si comprenderebbe ancora per la zona di guerra.

Ma quando gli internati dall’Udinese e dalle Provincie vicine sono mandati a Firenze, è il vostro Prefetto Vittorelli che li assegna a questa o quella sede.

E Firenze non è zona di guerra, e i Prefetti, ch’io sappia, rilevano i loro poteri dal ministro dell’Interno.

E con ciò ho finito.

I miei ordini del giorno chiedono il ritorno alla legge, il rispetto e la restituzione della giustizia, In subordine — poichè siamo ridotti a questo:

di invocare delle subordinate contro la legge — raccomandano il rispetto elementare all’umanità.

Ma io non chiederò che siano messi in votazione.

So quale sorte loro spetterebbe.

Ma riaffermo la convinzione che sistemi di reazione come quelli che ho denunziati, non solo sono illegittimi e antistatutarii, ma sono disastrosi alla compagine morale del Paese.

I nostri fratelli, che sono nell’esercito, abbiano o no voluto la guerra, sieno convinti o no dei suoi beneficî, con pari valore combattono, fanno olocausto di sè.

Separati a forza dalle famiglie, dai compagni, debbono avere almeno la sicurezza che ai loro compagni di fede, agli uomini della loro gente, della loro classe, verrà usato quel rispetto alla dignità umana, che è dovuto ad ogni cittadino, e che voi invece ogni giorno calpestate.

Quante volte protestai negli Uffici della Polizia contro le infamie che ho accennato, ho sempre trovato dei poliziotti, che, forti della mano libera data loro dal Governo, sorridevano dei miei sdegni.

«Ma perchè si riscalda, Onorevole (mi rispondevano); che importa a lei se Tizio o Caio è mandato a Budduso, a Ortusei, a Portoferraio:».

Sì, io mi riscaldo, onorevoli Colleghi, mi riscaldo non tanto come socialista quanto come italiano.

Io non volli la guerra, ma, ripeto, se l’avessi voluta, anche più mi sentirei umiliato e turbato.

E non una, ma dieci volte, voterei contro il Ministero della sedizione.

(Applausi allEstrema Sinistra).