Voci della Grande Guerra

Delenda Austria Frase: #101

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AutoreSalvemini, Gaetano
Professione AutoreIntellettuale, storico, politico
EditoreF.lli Treves
LuogoMilano
Data1917
Genere TestualeDiscorsi
BibliotecaBiblioteca Polo Umanistico Università degli Studi di Salerno
N Pagine Tot58
N Pagine Pref
N Pagine Txt58
Parti Gold[15-30] [1-14] [31-58]
Digitalizzato Orig
Rilevanza2/3
Copyright

Contenuto

VI.

Verso la crisi finale.

Se noi esaminiamo la carta della guerra qual’è in questo momento, e supponiamo che essa debba rimanere come carta della pace, noi dobbiamo riconoscere che il programma territoriale del pangermanismo si potrebbe ritenere quasi pienamente realizzato, dal Mare del Nord alla Mesopotamia, fra la Russia e la Francia, fra il Mar Nero e l’Adriatico.

Ma la Germania si trova nella impossibilità di conservare senza contestazioni il frutto della presente situazione militare.

Anche se essa possedesse tuttora, dopo tanto logorìo di forze umane ed economiche, sufficienti riserve per abbattere la Francia e per abbattere l’Italia, — e l’insuccesso dell’assalto di Verdun, e l’insuccesso dell’offensiva del Trentino, e la impossibilità di andare avanti in Romania, dopo i primi successi dovuti alla impreparazione romena; e la caduta di Bagdad in potere degl’inglesi, e l’arretramento della linea di Hindenburg in Francia; dimostrano che queste forze le mancano — e l’intervento degli Stati Uniti le toglie ogni ultima speranza di salvezza; — anche se per un miracolo d’energia e di organizzazione la Germania trovasse in sé nuove forze per nuove offensive e per nuove occupazioni territoriali, — questi nuovi successi non farebbero se non esaurirla sempre di più, senza condurla mai a un definitivo resultato.

Ad ogni nuova occupazione territoriale dovrebbe immobilizzare una parte sempre più grande dei suoi uomini per presidiare i paesi conquistati;

dovrebbe, cioè, sottrarre nuove forze alla organizzazione militare attiva propria;