Voci della Grande Guerra

L’Italia dal 1914 al 1918: pagine sulla guerra Frase: #129

Torna alla pagina di ricerca

AutoreCroce, Benedetto
Professione AutoreIntellettuale, filosofo, storico
EditoreLaterza
LuogoBari
Data1950
Genere TestualeSaggio
BibliotecaBiblioteca di Area Giuridico Politologica "Circolo Giuridico" dell'Università di Siena
N Pagine Tot358
N Pagine Pref
N Pagine Txt358
Parti Gold207-226 (20)
Digitalizzato OrigNo
Rilevanza2/3
Copyright

Contenuto

e, per esempio, le cronache italiane del seicento, ossia del tempo in cui la virtù militare era nel più basso stato, recano in ogni pagina notizie di risse feroci e di duelli e combattimenti d’individui e di fazioni, e danno l’immagine di un’Italia della quale, ogni giorno, il sangue rigava le città e le campagne.

I duelli dei signori si facevano allora per «compagnie», ossia ciascuno soleva condurre con sé i suoi amici, per motivi frivolissimi, ad ammazzarsi allegramente.

Più feroci ancora, le plebi e i contadini.

Altro che attaccamento alla vita:

Sembra, anzi, che allora la vita valesse ben poco, e si potrebbe stabilire su quei documenti la legge empirica (confermata da altre osservazioni) che alla minore virtù militare di una società corrisponde un maggior abito sanguinario, e all’inverso.

Perciò Marat, in una delle sue allocuzioni, esprimeva il desiderio di avere intorno a sé non piú che «trecento Napoletani, con le braccia nude, armati di pugnali», per rassodare definitivamente la Rivoluzione in Francia:

II