Voci della Grande Guerra

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1950, Croce, pp. 207-226
Croce, Benedetto
1950
L’Italia dal 1914 al 1918: pagine sulla guerra
80Nella umiltà, nella piaggeria dei giornali borghesi di fronte a operai e contadini, si avverte un’inconsapevole sottomissione alle arroganze e vanterie, non già di quelle classi del popolo che sono valorose e modeste, ma dei loro conduttori e demagoghi.
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Croce, Benedetto
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L’Italia dal 1914 al 1918: pagine sulla guerra
81Ed io vorrei che la borghesia italiana trovasse talora in sé la forza di rendere giustizia a sé stessa; e dicesse l’energica parola che lo storico Drumann disse, in nome degli studiosi e dei borghesi tedeschi, alle masse che allora cominciavano a fregiarsi del nome di classi lavoratrici:
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Croce, Benedetto
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L’Italia dal 1914 al 1918: pagine sulla guerra
82— La vera classe lavoratrice, siamo noi.
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Croce, Benedetto
1950
L’Italia dal 1914 al 1918: pagine sulla guerra
83Dispiace anche questa volta, che io séguiti a citare nomi di scrittori tedeschi:
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Croce, Benedetto
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L’Italia dal 1914 al 1918: pagine sulla guerra
84Forse la voglia me n’è cresciuta da quando mi si voleva imporre di non citarli.
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Croce, Benedetto
1950
L’Italia dal 1914 al 1918: pagine sulla guerra
85Comunque, ripeterò lo stesso concetto con minore ruvidezza di energia, e più leggiadramente, nei versi che compose nel 1847 un gran poeta francese, Alfredo de Vigny:
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86Non, non, il n’est par vrai que le peuple à tout âge
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87Lui seul ait travaillé, lui seul ait combattu:
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88Que l’immolation, la force et le courage
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L’Italia dal 1914 al 1918: pagine sulla guerra
89N’habitent pas un cœur de velours revêtu.
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Croce, Benedetto
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90Plus belle était la vie et plus grande est sa perte,
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Croce, Benedetto
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91Plus pur est le calice où l’hostie est offerte...
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Croce, Benedetto
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L’Italia dal 1914 al 1918: pagine sulla guerra
92Con l’andare foggiando, divulgando e assodando l’iperbole rettorica che ho ricordata, si agevola ai mestatori la fabbrica di un loro prediletto sofisma passionale:
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93«La guerra è stata voluta dai borghesi, ma lasciata fare ai contadini, che non la volevano».
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Croce, Benedetto
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L’Italia dal 1914 al 1918: pagine sulla guerra
94Come se ci fosse qualcosa di strano o d’immorale nel fatto, che l’angosciosa perplessità e la grave responsabilità di deliberare sulla guerra toccano, pur troppo, alle classi colte e dirigenti:
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95le quali, così pagano due volte, una prima col cervello, e una seconda con le persone:
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96Alle altre classi spettano invece solamente l’esecuzione e il dovere di persistere:
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97cose di somma importanza e nobilissime, ma alquanto meno tempestose e tormentose, perché l’obbedire è meritorio, ma è anche più semplice e più riposante del comandare.
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98Scusi la chiacchierata, caro Bergamini;
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Croce, Benedetto
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L’Italia dal 1914 al 1918: pagine sulla guerra
99e, prima di salutarla, mi lasci aggiungere che io non ho paura di qualsiasi radicale riforma, che accresca il benessere economico, la cultura intellettuale e la coscienza civile e patriottica dei nostri bravi contadini.