Voci della Grande Guerra

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1950, Croce, pp. 207-226
Croce, Benedetto
1950
L’Italia dal 1914 al 1918: pagine sulla guerra
20Ma, intanto, quasi peggiore è la condizione di coloro che sono rimasti a casa, frementi per le fortune delle loro patrie, tesi nell’ansia per la sorte dei loro cari o straziati per le perdite sofferte, turbati o impediti nella loro attività consueta, ricondotti in ogni istante al pensiero della guerra, e non udendo per anni ed anni parlare d’altro e non d’altro parlando.
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Croce, Benedetto
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L’Italia dal 1914 al 1918: pagine sulla guerra
21Dove sono più intorno a noi gli occhi lampeggianti d’intelligenza, le calde parole, gli arditi disegni, l’arguto riso, che udivamo già negli anni da cui un abisso ci divide:
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Croce, Benedetto
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L’Italia dal 1914 al 1918: pagine sulla guerra
22In loro luogo, volti affaticati, occhi spenti, intelletti ottusi, e prontezza ad accettare come realtà ogni bubbola che si racconti, e come verità ogni più rozza e sgangherata dottrina, che uomini fanatici o ignoranti vengano asserendo.
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Croce, Benedetto
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L’Italia dal 1914 al 1918: pagine sulla guerra
23E queste considerazioni giustificano (per ripassare dal grande al piccolo) il proposito che per parte nostra adottammo, nella nostra piccola cerchia, di far sì che non si spezzasse o sperdesse il filo faticosamente intrecciato nell’ultimo periodo di pace, e di seguitarlo a lavorare per la nostra parte, e meglio ancora di prima, per conto cioè anche di quei nostri compagni intellettuali che erano stati chiamati ad adempiere il dovere militare verso la patria.
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Croce, Benedetto
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L’Italia dal 1914 al 1918: pagine sulla guerra
24In giornali e in libri, e non solo italiani ma forestieri, si è stampato che noi avevamo consigliato ai giovani italiani di non darsi pensiero della guerra e di scrivere, durante la guerra, «libri di archeologia»;
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Croce, Benedetto
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L’Italia dal 1914 al 1918: pagine sulla guerra
25e il vero è che abbiamo consigliato agli archeologi di far gli archeologi e smettere i pistolotti archeologico-politico-patriottici, dei quali troppo si erano cominciati a dilettare;
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26e così abbiamo consigliato a ciascuno di continuare, fino a quando gli era consentito, il proprio mestiere;
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27e ciò abbiamo consigliato a noi stessi, e abbiamo procurato di seguire l’interno consiglio.
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L’Italia dal 1914 al 1918: pagine sulla guerra
28In tutto questo non pare che sia nulla di scandaloso, e molto meno di ridicolo.
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Croce, Benedetto
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L’Italia dal 1914 al 1918: pagine sulla guerra
29Dopo la guerra, facendo tra gli altri bilanci anche il bilancio intellettuale, se qualcosa dovrà segnarsi nella partita dell’attivo, in questo qualcosa noi avremo avuto la nostra parte, e da ciò trarremo legittimo compiacimento.
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30Ma sopra un altro punto insistemmo sin dal principio: sulla ferma difesa da opporre costantemente contro cosa che è peggiore della depressione e dell’ozio mentale, perché non trascura solamente e lascia deperire quanto si era prodotto di bene e di utile, ma direttamente lo attacca e corrompe, e uccide perfino i germi dormenti delle messi future.
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31Intendiamo accennare all’abito che si formò subito dappertutto in Europa, e che invalse anche in Italia (ma qui non più che altrove) di sofisticare la scienza stessa sotto pretesto di rendere servigio alla causa della patria.
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32Al che noi contrapponemmo immediatamente l’aurea massima: che tutto sia doveroso dare per la patria, salvo la moralità e la verità, che non sono cose che appartengano agli individui e di cui perciò questi possano a loro grado disporre.
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33Per la quale sacrosanta massima, da noi non iscoperta ma solamente ricordata, è accaduto che giornali e volumi (anche questa volta non solo italiani ma forestieri) ci hanno messi in un fascio, e accomunati nello stesso vituperio, con l’autore del Jean-Cristophe, divenuto autore dell’Au-dessus de la mêlée.
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34Ma a noi non è mai saltato in mente di metterci «au-dessus de la mêlée» nel senso dell’ottimo Romain Rolland, il quale si è fatto fulminatore di rimbrotti e pedagogo di giustizia a tutti i popoli di Europa che combattono, e tutti li biasima e li ama alla pari;
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35sibbene solamente abbiamo procurato di metterci, o piuttosto di restare, au-dessus de la mêlée nel campo teoretico e scientifico, perché l’arte e la scienza, a quanto finora ci si era detto, sono appunto le due forme con le quali lo spirito umano esce di continuo e si mette in perpetuo di sopra alla mélée o tumulto della pratica.
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36Tanto più urgeva questo atteggiamento di difesa in quanto le verità che in Italia e nei paesi alleati venivano più gravemente offese erano quelle fatte valere nella moderna civiltà dal popolo contro cui ci spetta combattere:
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37fatte valere, e non già create da esso, perché, se qualche popolo le ha mai create, siamo stati proprio noi Italiani, ai nostri tempi grandi.
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38E qui non occorre ripetere in compendio quanto più volte, con molta particolarità, siamo venuti esponendo a sostegno della politica «storica» contro la politica «astratta», e della scienza disciplinata contro la scienza avventurosa.
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L’Italia dal 1914 al 1918: pagine sulla guerra
39Questa duplice difesa doveva suscitare reazione di contumelie e di calunnie da parte dei molti, i quali (vecchia storia) profittano delle baraonde per tentar d’imporsi, «traçant des faux devoirs et frappant des vrais droits», come dice il poeta;